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F.P. - nuove regole per l'accreditamento: esiti incontro del 17/06/2013

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Questa mattina si è tenuto, in Assessorato alla Formazione Professionale di via Ausonia, l'incontro tra l'Amministrazione Regionale, rappresentata dall'Avv. Lucio Guarino, ed i rappresentanti di FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA e SNALS.
All'ordine del giorno le nuove disposizioni per l'accreditamento degli organismi operanti nel territorio della Regione Siciliana.
La Cisl ha subito presentato un documento contenente una serie di osservazioni Che trovate a margine della presente nota.
Alcune delle nostre osservazioni erano già state fatte proprie dall'amministrazione in quanto precedentemente presentate dalle associazioni datoriali, su tutte quelle sui vincoli delle percentuali per ambito.
Altre nostre osservazioni sono state recepite come quella sulle modalità di revoca dell'accreditamento.
Infine, abbiamo convenuto con il rappresentante dell'Assessorato e gli altri, di venire in possesso del nuovo format, già concordato tra Regione ed Associazioni datoriali, e di predisporre, nel frattempo, per parte sindacale, le osservazioni unitarie al nuovo testo.
Abbiamo, infine, richiesto un incontro trilaterale con gli enti che avverrà domani stesso in coda al Tavolo sulla seconda annualità dell'Avviso 20/2011, quindi avremo un incontro finale che dovrebbe portare alla definizione delle indispensabili nuove regole di accreditamento degli Enti.

Le osservazioni della Cisl Scuola alla bozza delle disposizioni 2013 per l’accreditamento degli Organismi operanti nel territorio della Regione Siciliana
 
La bozza delle “disposizioni 2013 per l’accreditamento degli organismi operanti nel territorio della Regione Siciliana”, fornitaci nei giorni scorsi, contiene, in larghissima parte, il testo già predisposto dall’Assessorato, con l’ausilio dell’assistenza tecnica, nel corso del 2011. Tale testo era già stato oggetto di discussione con l’amministrazione e, seppur verbalmente, avevamo espresso alcune osservazioni che, di seguito, seppur in modo schematico, verranno riassunte, unitamente ad ulteriori osservazioni e proposte di modifica del testo in questione e del relativo allegato.
Come da anni sosteniamo, un nuovo sistema di selezione degli Enti di Formazione può rappresentare, se correttamente definito, uno dei cardini fondamentali di un processo riformatore che deve servire ad alzare la qualità delle attività insieme a quegli strumenti, da tempo ormai chiaramente individuati ma ancora da realizzare concretamente, per la salvaguardia dell’occupazione e ed il sostegno al reddito dei lavoratori coinvolti nei processi riorganizzativi.
Confermiamo un giudizio positivo alla scelta di non limitare l’accreditamento alle sole sedi formative, riproducendo meccanicamente quanto già previsto dal D.M. 166/2001 e di aver, invece previsto anche una valutazione dell’Ente nel suo complesso. Questa scelta deve però coniugarsi con la vigente legislazione regionale e con le norme nazionali ed europee e soprattutto quelle in materia di concorrenza (L. 287/90), sia per ragioni di funzionalità e di equidistanza dell’Amministrazione rispetto ai singoli Organismi sia per evitare inutili se non dannose impugnative del provvedimento sul nuovo sistema dell’accreditamento che potrebbero avere l’effetto di dilatare i tempi di effettiva applicazione delle norme in questione oltre le scadenze entro cui è necessario che vengano emanati i nuovi bandi necessari, insieme alla seconda annualità dell’Avviso 20, a dotare l’intero sistema degli strumenti d’intervento.
In più punti delle norme in esame e soprattutto nell’allegato A cui fa rinvio il documento in esame si presentano due diverse tipologie di soggetti accreditabili:
a. Enti senza fini di lucro, in coerenza con le norme contenute nella L.R. 24/76 che solo a tali soggetti assegna il compito di svolgere attività formative finanziate dalla Regione Siciliana;
b. Soggetti sprovvisti del vincolo di cui alla precedente lettera a. e che possono essere dotati di risorse finanziarie proprie.
E’ evidente che tale situazione mista si presta a agevolmente alla realizzazione di dinamiche di mercato falsate da una condizione di partenza assolutamente non confrontabile e che per esempio mette i secondi nella condizione di poter fare fronte, a differenza dei primi, ai ritardi nei pagamenti della Regione Siciliana senza correre il rischio di incorrere in inadempimenti così gravi da incorrere nella sospensione o nella revoca dell’accreditamento, a meno che non si precisi che gli inadempimenti contrattuali e di legge degli Organismi se derivanti dai ritardi della P.A. non danno luogo all’avvio di dette procedure sanzionatorie, evitando, in questo modo, di far correre il rischio alla Regione Siciliana di essere a sua volta condannata al pagamento dei danni determinati dal suo inadempimento contrattuale.
Considerato che l’Assessorato Regionale della Famiglia delle P.S. e del Lavoro ha già pronta la bozza del documento per l’accreditamento dei soggetti che erogano i servizi formativi e che attualmente c’è una sostanziale coincidenza tra i soggetti interessati alle due procedure per l’accreditamento, si ritiene utile giungere, nel più breve tempo possibile a un incontro sindacale congiuntamente ai due Assessorati in modo da verificare, ed eventualmente rimuovere, ogni possibile discordanza.
 
Nel merito del documento consegnatoci, precisiamo quanto appresso:
 
1. Osservazioni al testo del documento “Disposizioni 2013 per l’accreditamento degli Organismi   operanti nel territorio della Regione Siciliana”:
 
a. Art. 6, lettere A. B. C. Manca un apposito ed esplicito riferimento all’area dello svantaggio sociale (reclusi, handicap, ecc.);
b. Art. 6, lettere A. B. C. Manca la formazione per adulti disoccupati non direttamente finalizzata all’occupazione (si veda la definizione ISFOL di Formazione Permanente);
c. Art. 6, lettera C. Con la formulazione utilizzata ed in particolare con l’espressione “… propedeutica all’occupazione e ad apprendisti che abbiano assolto l’obbligo formativo.” si escludono le attività di Formazione Continua che come è noto viene rivolta ai lavoratori dipendenti (sulla base dell’esperienza maturata con i Fondi Interprofessionali, lo svolgimento efficace di tali attività richiede una modalità di intervento flessibile ed idonea ad abbattere drasticamente il tempo intercorrente tra la manifestazione delle esigenze aziendali e la fruizione del servizio);
d. Art. 8, lettera B), i Fondi Paritetici indicati sono Interprofessionali (non “Professionali” come invece indicato);
e. Art. 8, lettera C), Occorre integrare o modificare la formulazione del secondo periodo inserendo un riferimento esplicito al concetto di autonomia funzionale della singola sede rendendo tale previsione normativa esplicitamente coerente con quanto successivamente indicato all’art. 11, nel periodo immediatamente successivo alla lettera i) e con l’indirizzo nazionale ricavabile dal D.M. 166/2001;
f. Art. 10, al sesto e settimo periodo occorre apportare alcune modifiche:
• “Le modalità di svolgimento dell’istruttoria e dell’audit in loco” dovranno necessariamente essere definite contestualmente alle norme attualmente in discussione e rese note insieme alle norme sull’accreditamento. La conoscenza preventiva o l’ignoranza di tali procedure può influenzare le scelte dell’Organismo al momento della predisposizione della documentazione per la presentazione della domanda;
• Chiarire meglio o modificare l’espressione: “Il costo dell’audit, … è ammissibile ai fini della rendicontazione. Il riferimento alla rendicontazione quanto meno deve essere integrato con l’espressione “ove prevista dalla fonte di finanziamento utilizzata dall’Organismo che chiede l’accreditamento”. Infatti nel caso di finanziamento a valere sul F.S.E. con la normativa sul “costo standard”, appare evidente che non siamo in presenza di rendicontazione. In quest’ultimo caso, comunque, la spesa è inerente l’attività e quindi può correttamente essere inserita in contabilità e in bilancio.
g. Art. 11, lettera i), Il volume d’affari in tale punto indicato è strettamente ed esplicitamente collegato a quanto previsto nell’allegato “A” alle schede A 15 e A 16. I vincoli percentuali (rispettivamente 50%, 25% e 75%) in tali schede indicati come appaiono una arbitraria ed ingiustificata limitazione alla libertà di scelta dei singoli Organismi che non trova alcuna rispondenza nelle esigenze di ottenere un innalzamento nella qualità dei soggetti formatori e delle attività da essi svolte. Tale previsione appare contrastante con quanto previsto all’art. 41 della Costituzione in quanto la limitazione alla libertà d’impresa che in tal modo si introduce non ha alcuna relazione, nemmeno presunta, con la necessità di evitare che si svolga “in contrasto con l'utilità sociale” né l’attività formativa svolta al di fuori di tali vincoli dimensionali “può recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Inoltre tale disposizione può agevolmente dare luogo ad impugnative presso l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di cui alla L. 287/1990 in quanto essa può costituire la base amministrativa idonea a favorire la realizzazione di “intese anticoncorrenziali” (non sarebbe la prima volta che un provvedimento amministrativo viene giudicato idoneo a tale scopo).
In ogni caso non si comprende l’utilità sociale di tali limitazioni.
h. Art. 11, penultimo periodo, la composizione del nucleo tecnico ovvero i criteri per la sua individuazione devono essere resi noti contestualmente alla definizione dello stesso regolamento e soprattutto deve essere resa nota la procedura da seguire, garantendo il contraddittorio, nei casi di avvio del procedimento di revoca dell’accreditamento. Inoltre, a meno di affidare il potere di avviare la procedura di revoca dell’accreditamento ad una vera e propria Autority, universalmente riconosciuta tale, non appare opportuno che tale potere venga affidato anche ad un organo diverso dal responsabile del servizio accreditamento. Invece, può essere utile a garantire l’imparzialità della Pubblica Amministrazione la scelta di affidare, nel corso della procedura, ad un Nucleo Tecnico composto da soggetti adeguatamente titolati, il compito di esprimere un parere preventivo alla decisione amministrativa.
i. Art. 13, probabilmente, nel primo rigo, è inserito il riferimento all’art. 8 punto 1. per mero errore di battitura, mentre doveva essere “art. 9 punto 1”.

2. Osservazioni al testo dell’allegato A alle disposizioni 2013 per l’accreditamento degli Organismi   operanti nel territorio della Regione Siciliana:
 
Per brevità si omettono indicazioni di dettaglio sugli argomenti già esposti in premessa e facilmente riconducibili alle specifiche schede ed ovviamente anche quelle che per esigenze di chiarezza espositiva sono state dettagliatamente indicate nella parte relativa al documento principale (vedasi superiore lettera g.). Mentre di seguito si indicano due ulteriori rilevanti e specifiche questioni:
 
a) Codice A.7 (pag. 5). La previsione all’Indicatore di “Assenza di stato di fallimento, liquidazione, amministrazione controllata, concordato preventivo.” pone sullo stesso piano tutte le procedure concorsuali mentre alcune tra loro hanno soprattutto una finalità conservativa dell’azienda oltre che di soddisfacimento, seppur limitato dei diritti dei creditori. In questo senso infatti vanno inequivocabilmente intese soprattutto l’amministrazione controllata ed il concordato preventivo. Il caso di fallimento, ancor di più con le nuove norme, non porta sempre ed automaticamente alla cessazione dell’attività. Infatti, su altro versante, lo stesso art. 3 della legge 223/91, come recentemente riformato dalla n.134/2012 (che ha modificato il comma 70 dell’art. 2 della L. 92/2012) risulta così formulato: “Il trattamento straordinario di integrazione salariale è concesso, con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, ai lavoratori delle imprese soggette alla disciplina dell’intervento straordinario di integrazione salariale, nei casi di dichiarazione di fallimento, di emanazione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa ovvero di sottoposizione all’amministrazione straordinaria, quando sussistano prospettive di continuazione o di ripresa dell’attività e di salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione…”
Se è condivisibile la scelta di non consentire l’accreditamento ad Enti che, in situazione fallimentare,  per la prima volta ne fanno richiesta, non è altrettanto logico creare, sin d’ora, le premesse per revocare l’accreditamento a Enti che pur potendosi ristrutturare per proseguire l’attività in modo normale vengono condannati alla cessazione dell’attività con tutte le negative conseguenze sociali ed occupazionali. Potrebbe accadere ad enti che, trovandosi in situazione simile al CEFOP, ma non avendo gli stessi requisiti per accedere alla “ex legge Prodi” si troverebbero a cessare automaticamente l’attività.
Inoltre la stessa scheda non ci dice con chiarezza che le situazioni affrontate dal tribunale fallimentare mediante l’Amministrazione Straordinaria, ai sensi del d.lgs. 270/1999, possono continuare l’attività senza timore di revoca dell’accreditamento. La chiarezza sul punto è necessaria in relazione proprio al caso CEFOP;
b) Codice A. 9 (pag. 6). La situazione debitoria cui si fa riferimento non può essere considerata definitiva e quindi concretamente operante se non a fronte di crediti “certi, liquidi ed esigibili”. Tra questi figurano certamente alcuni tra quelli indicati nella scheda indicata ma non possono essere automaticamente considerati quelli derivanti semplicemente da “provvedimento dell’Amministrazione di restituzione delle somme” se tale provvedimento non è conseguenza dell’esistenza di un titolo che rende il credito, come previsto in casi simili dall’ordinamento, “certo, liquido ed esigibile”.