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Maddalena Gissi a "Italia Oggi": col contratto mobilità meno disagi per docenti e alunni

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Pubblicato su "Italia Oggi" di martedì 7 febbraio un intervento della segretaria generale Cisl Scuola, Maddalena Gissi, che spiega le ragioni vere del caos trasferimenti e quelle per cui il nuovo contratto sulla mobilità potrà limitare sensibilmente, il prossimo anno, i disagi per il personale e per gli alunni
Fare del contratto sulla mobilità la causa dei tanti disagi vissuti dalle scuole in quest’anno scolastico, o addirittura la ragione che impedisce di garantire la continuità didattica significa falsificare la realtà. Anzitutto va chiarito che a rendere caotico questo “interminabile avvio” di anno scolastico sono stati, nell’ordine:

  • i criteri assurdi con cui si è costruito un piano di assunzioni che, mentre non assicurava alle scuole la copertura del loro reale fabbisogno formativo, ha indotto forzosamente una migrazione di insegnanti di dimensioni anomale rispetto a quella che normalmente, e per scelta, da sempre avviene nella scuola italiana. Oltretutto effettuando quelle assunzioni, nel 2015, ad anno inoltrato, tanto da renderle in gran parte virtuali;
  • le tante irregolarità nella gestione delle operazioni di mobilità, con un sistema che ha funzionato in maniera difforme rispetto alle regole definite nel contratto, tanto da rendere necessario il rifacimento di migliaia di trasferimenti e da innescare un contenzioso in cui l’Amministrazione è risultata spesso soccombente;
  • i conseguenti ritardi nello svolgimento delle operazioni di copertura dei posti (non solo i trasferimenti, ma quelle che vengono dopo, ivi compreso il conferimento delle supplenze per l’intero anno). Strano che siano in pochi a dire una cosa ovvia, ossia che se tutte le operazioni si fossero concluse in tempo utile per l’avvio delle lezioni i disagi sarebbero stati, se non evitati, molto meno avvertiti.

Per non parlare della percentuale di lavoro precario ancora molto elevata (oltre il 15%), fattore che di per sé genera instabilità e discontinuità. Se non si consolidano in organico i posti di cui la scuola ha bisogno per poter funzionare regolarmente, coprendoli poi con rapporti di lavoro stabile, inutile parlare di continuità. Senza voler cedere a facili demagogie, è chiaro che in questa direzione si può e si deve fare di più. La legge 107 ha fatto poco o nulla, trasformando la fine della supplentite in una vera e propria promessa non mantenuta. Infine, ci si chieda perché una così forte preoccupazione per la continuità non viene mai espressa quando si fanno interventi che comportano tagli di posti e trasferimenti d’ufficio del personale. Si vadano a vedere, per esempio, i dati della mobilità negli anni della manovra Tremonti-Gelmini, quando quella dei perdenti posto incideva tantissimo.

Il contratto ha il compito di definire criteri certi e trasparenti per la mobilità del personale: non la genera, ma punta a regolarla, e nel farlo ha sempre previsto peraltro buoni incentivi alla continuità di servizio. In un lavoro in cui la qualità delle relazioni è fattore di primaria importanza, la continuità andrebbe soprattutto assecondata, più che forzata. Anche per questo ha poco senso enfatizzare i vincoli di permanenza su un territorio, che hanno ben poco a vedere con la continuità didattica.

Il contratto appena firmato consentirà, l’anno prossimo, di ridurre le ragioni di disagio per tante persone e, di riflesso, per il sistema. Soprattutto, lo voglio sottolineare, se si rispetteranno i tempi per un ordinato avvio dell’anno scolastico. A rafforzare la continuità sarà anche la possibilità, estesa a tutti, di acquisire la titolarità su una scuola e non su un ambito. I docenti non fanno turismo quando si spostano, tendono a raggiungere una scuola in cui saranno loro stessi a voler rimanere. Questa la realtà vera delle dinamiche di mobilità nella scuola, alla quale il contratto consegna regole certe e trasparenti. Il resto è polemica.

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