Scrima: una brutta legge, una pessima giornata per la scuola

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È una brutta legge quella approvata oggi dal Parlamento, che non risolve ma aumenta i problemi della scuola, ridotta ancora una volta a pretesto per giochi politici fini a se stessi. Il nostro giudizio è pesante sia per i contenuti del provvedimento, sia per il modo in cui è stato gestito il percorso che ha condotto alla sua approvazione. Il governo si assume la grave responsabilità del mancato confronto col mondo della scuola, di cui ha voluto trascurare irragionevolmente il grande patrimonio di idee, competenze, esperienze, professionalità. Sono queste le energie su cui può contare ogni giorno il nostro sistema formativo e che da sempre ne sostengono i più qualificati processi di innovazione.
Il governo invece, convinto che la scuola si possa governare e riformare a colpi di slogan, ha scelto di non tenerne conto, e i risultati si sono visti nel confuso “fa e disfa” con cui ha messo a punto le sue proposte, trasfuse in un provvedimento di legge che spesso rasenta l’incostituzionalità e il cui percorso di approvazione appare segnato da non poche forzature.
Contro questa legge il mondo della scuola, con una coralità senza precedenti, ha manifestato per mesi il suo dissenso, costretto dal governo a percorrere la via della protesta dopo che si è visto negare ogni opportunità di rappresentare e discutere le sue ragioni e le sue proposte.
Sbaglia clamorosamente chi tenta di dipingere le nostre piazze affollate come l’espressione di una resistenza corporativa al cambiamento: su ogni aspetto toccato dalla legge, dalle assunzioni - numero e modalità - alla gestione del personale, alla valutazione, alla valorizzazione del merito, esistono precise e argomentate proposte, elaborate e condivise dalle più accreditate espressioni dell’associazionismo professionale e sindacale, che il governo non ha mai tenuto nella benché minima considerazione. Arroganza e presunzione sono del resto tratti evidenti del suo comportamento, segnato anche da impegni non mantenuti e promesse disattese (da ultimo, quella di una pausa di riflessione da compiersi con una “conferenza della scuola” di cui ovviamente non si è fatto nulla), a cui si è aggiunto più volte il tentativo di far pesare il ricatto delle assunzioni per estorcere il consenso su proposte clamorosamente sbagliate.
Proprio sulle assunzioni, peraltro, sta diventando ogni giorno più evidente che la proposta del governo rischia di rivelarsi un clamoroso bluff: numeri che risultano in gran parte inconsistenti, mentre non lo sono, purtroppo, quelli dei 4.000 posti che la scuola avrà in meno - 2000 docenti, 2000 unità di personale amministrativo e ausiliario – il prossimo settembre. Le stesse farraginose procedure di assunzione sono destinate a innescare un diffuso contenzioso, per ragioni che appaiono evidenti a chiunque abbia un minimo di conoscenza del funzionamento della scuola, oltre che un minimo di buon senso.
Ma si estende in termini più generali il rischio che questa riforma introduca nel sistema non gli asseriti “fattori di sana competizione”, ma preoccupanti e pericolosi fattori di conflitto e tensione, minando alla radice l’idea di scuola come comunità che educa e istruisce, fondata su principi e pratiche di partecipazione, condivisione, collegialità e cooperazione fra le diverse figure professionali.
Noi quell’idea di scuola siamo impegnati ad affermarla e difenderla con determinazione anche rispetto alle modalità con cui si vorrà dare attuazione a questa legge, sia con riferimento agli aspetti di immediata efficacia che a quelli rimessi a successiva decretazione da parte del governo. Soprattutto la difenderemo in sede contrattuale, nell’ambito di un rinnovo del contratto che è la stessa Corte Costituzionale a indicare come doveroso e ineludibile.
Per queste ragioni la nostra mobilitazione, che ha saputo fin qui coinvolgere tanti lavoratori, al di là delle differenti opinioni, sensibilità e appartenenze, non finisce certo oggi, con questa giornata che per il mondo della scuola non può che definirsi pessima.
Roma, 9 luglio 2015
Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola

Scrima: «Più risorse? Ma quando mai, ancora altri tagli!»

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Mentre continua la propaganda del governo sulle risorse che verranno, viene fuori l’amara realtà: per il prossimo anno scolastico meno insegnanti, meno personale amministrativo e ausiliario. Questo ci dicono, al di là degli slogan, le cifre messe nero su bianco dal MIUR in queste ore.
Saranno esattamente 2.145 i docenti in meno rispetto a quelli in servizio nell’anno appena concluso. Altro che sfoltimento delle classi pollaio, altro che potenziamento dell’offerta formativa! Le nostre scuole, già oggi costrette a rendere con grande fatica il loro servizio, si troveranno a farvi fronte con ulteriori difficoltà.
Stessa musica sul versante del personale amministrativo e ausiliario, anch’esso destinato a subire un taglio di oltre 2.000 posti. Anche qui, a danno di un efficace servizio di supporto alla didattica, e con un notevole appesantimento del lavoro per gli uffici a cui vengono attribuite sempre maggiori e complesse incombenze. È in questo il modo che si intende rilanciare e rafforzare l’autonomia delle scuole?
Davvero clamoroso e sconcertante, ancora una volta, lo scarto tra quanto il governo continua a predicare e le scelte che compie sul piano dell’iniziativa legislativa e amministrativa, sordo a ogni richiamo, indifferente al dissenso che anche oggi, ancora una volta, il mondo della scuola esprime in modo pressoché unanime.
Al “governo del fare”, chiediamo che faccia finalmente una cosa sensata: dia subito alla scuola pubblica italiana almeno le stesse risorse di personale con cui ha funzionato quest’anno. Invece di promettere la luna, cominci intanto a interrompere la sciagurata tradizione dei tagli, che invece si conferma ancora una volta, al di là degli slogan a cui ormai non crede davvero più nessuno.
Roma, 7 luglio 2015
Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola

DS, retribuzione di posizione e risultato (FUN), il MIUR convoca

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Il MIUR convoca le Organizzazioni Sindacali dell’area V della dirigenza scolastica sul Fondo Unico Nazionale per la retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti scolastici relativo agli anni scolastici 2012/13 e 2013/14: l’informativa sindacale sulle risorse per il pagamento di detto salario accessorio si terrà il prossimo 2 luglio. Si tratta dei primi anni nei quali il decreto Tremonti (2010) ha prodotto i suoi effetti di blocco della retribuzione dei dipendenti pubblici, determinando - a causa dell’interpretazione data dal MEF - l’iniquo risultato di ridurre la retribuzione dei dirigenti scolastici. Le scelte del MIUR e del MEF sono state oggetto di una dura opposizione da parte delle organizzazioni sindacali e della categoria che ha portato all’impegno formale del Governo a trovare una soluzione rispettosa dei diritti retributivi dei dirigenti scolastici. CISL Scuola, unitamente a Flc CGIL, UIL Scuola e SNALS sono impegnate a portare una posizione unitaria al “tavolo” di informazione sindacale. 

Scuola: maxi emendamento, l'ennesimo atto di arroganza del governo non fermerà la protesta

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La decisione del governo di procedere sulla riforma con un maxi emendamento, su cui intende porre il voto di fiducia, è l'ennesimo atto di arroganza nei confronti della scuola, del parlamento e del Paese. Una decisione intollerabile per il metodo e per i contenuti, che abbiamo più volte avuto modo di contestare.
Le nostre critiche e proposte sono rimaste inascoltate, al di là dei soliti annunci di apertura, giunti dal Presidente del Consiglio.
Il governo ha deciso, infatti, di forzare la mano per approvare un provvedimento dannoso per la scuola, ignorando le ragioni di insegnanti, studenti, famiglie e le prerogative del parlamento. Esso verrebbe così privato degli spazi e dei tempi necessari per discutere una riforma decisiva per il Paese, resa ancora più ampia da ben otto deleghe in bianco. Vengono messi in discussione basilari principi costituzionali: inclusività, uguaglianza sociale e libertà di insegnamento.
Non si può migliorare il sistema scolastico, come l'esecutivo invece proclama, con provvedimenti che l'intero mondo della scuola ritiene, con solide motivazioni, sbagliati.
Questa legge infatti:
- non risolve ma aggrava il problema del precariato
- esclude e ignora le professionalità ATA
- mortifica la partecipazione e la collegialità
- non rispetta la libertà di insegnamento
- cancella diritti contrattuali fondamentali e indebolisce la funzione del contratto nazionale.
Il dissenso finora espresso in modo massiccio e compatto dalla scuola, attraverso una partecipazione storica allo sciopero unitario che ha visto incrociare le braccia a 618 mila lavoratori, oltre un milione di fiaccole nelle piazze delle città italiane, 10 milioni di post e, non ultima, l'altissima adesione allo sciopero degli scrutini, non si fermerà.
I sindacati andranno avanti con tutti gli strumenti di lotta possibili. Non si illuda il premier che la scuola, complice il periodo estivo, possa alla fine rassegnarsi alla sua decisione.
Il prossimo anno scolastico sarà contrassegnato dal caos di scelte organizzative e didattiche improvvide e sbagliate, in cui la voce di protesta si farà sentire ancora più forte e chiara.
Renzi e il Governo sappiano che la scuola non accetta padroni, che esiste una comunità educante fatta di professionalità e competenze che ogni giorno lavora con passione e dedizione, a dispetto di stipendi bassissimi, mancato rinnovo del contratto nazionale e tanta precarietà.
Questi lavoratori formano al valore della conoscenza e della democrazia le giovani generazioni.
La scuola non può tollerare prepotenze e improvvisazioni, ma pretende di essere ascoltata, rispettata e valorizzata.
Roma, 24 giugno 2015


Flc CGIL - Domenico Pantaleo
CISL Scuola - Francesco Scrima
UIL Scuola - Massimo Di Menna
SNALS Confsal - Marco Paolo Nigi
GILDA Unams - Rino Di Meglio

Scuola, segretari generali CGIL CISL UIL scrivono a Renzi

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Dia seguito all'impegno di una consultazione con i sindacati assunto dal Governo nell'incontro del 12 maggio scorso. Così i segretari generali di CGIL, CISL e UIL, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo si rivolgono al premier Renzi in una lettera con la quale chiedono di essere convocati con urgenza in relazione all'andamento della discussione sul disegno di legge di riforma della scuola.
I tre segretari generali hanno anche diffuso un comunicato stampa che di seguito si riporta:
L’iter parlamentare del DDL Buona Scuola è caratterizzato da incertezze e criticità rispetto all’obiettivo più volte dichiarato dal Governo di approvare in tempi rapidi il progetto di riforma. Tali criticità sono il segno che l’ascolto reale del mondo della scuola non si è mai realizzato anche a fronte delle grandi mobilitazioni e proteste che hanno segnato gli ultimi mesi, a partire dallo sciopero del 5 maggio scorso.
Il prezzo di tale atteggiamento dell’Esecutivo può essere altissimo per tutti quei precari che attendono la stabilizzazione del posto di lavoro e per il mondo della scuola - studenti, insegnanti, dirigenti e personale Ata - che attende un’inversione di tendenza rispetto alle politiche messe in campo negli ultimi anni che hanno considerato l’istruzione un costo da tagliare più che una grande rete pubblica da valorizzare.
Anche l’impegno, assunto dal Governo il 12 maggio scorso, di avviare un confronto costruttivo con le rappresentanze sindacali per modificare i punti critici del testo di legge si è risolto in un nulla di fatto. Ascolto e confronto presuppongono la disponibilità a determinare cambiamenti, disponibilità che non abbiamo mai riscontrato fino ad oggi nell’Esecutivo.
Alla vigilia della ripresa della discussione parlamentare, pertanto, chiediamo che il Governo, dando seguito agli impegni assunti, ci convochi per aprire in tempi rapidissimi un confronto vero con le rappresentanze sociali, garantendo comunque subito le assunzioni tramite decreto.
La scuola pubblica, come ci ricorda Calamandrei, è “organo costituzionale” ed “espressione di unità, di coesione e di uguaglianza civica”: non può diventare strumento di battaglie politiche che poco hanno a che fare con il merito delle questioni: su questo terreno, non ci sono vincitori né vinti.
Noi vogliamo che vinca la scuola, auspichiamo lo voglia anche chi ha la responsabilità di guidare il paese.

Stabilizzare i precari è una necessità. Pronti al confronto ma non a finta consultazione

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"Non si possono condizionare le 100.000 assunzioni degli insegnanti all’espressione di un consenso sui contenuti sbagliati del disegno di legge sulla scuola. La stabilizzazione dei rapporti di lavoro è fondamentale per tante persone che da anni lavorano nella scuola e sono indispensabili per il regolare funzionamento". E' quanto dichiarano in una nota il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan e il segretario generale della Cisl Scuola, Francesco Scrima.
"È davvero singolare chiedere il ritiro di emendamenti per accelerare i tempi di approvazione di una legge. I tempi che si allungano, infatti, sono la conseguenza e non la causa delle difficoltà che il governo e il parlamento devono affrontare e risolvere: un supplemento di riflessione e di confronto è utile e necessario proprio per questo, per cambiare le tante cose che non vanno in un disegno di legge e trovare soluzioni giuste alle emergenze della scuola. Non risolverebbe, fra l’altro, nemmeno la questione del precariato, se rimanessero esclusi dal piano di assunzioni decine di migliaia di docenti ai quali le 100.00 assunzioni non offrirebbero garanzie nell’immediato né in prospettiva. Sia chiaro, in ogni caso, che 100.000 assunzioni coprirebbero oggi solo in parte il fabbisogno del nostro sistema scolastico, al cui funzionamento concorrono quest’anno in modo decisivo 130.000 contratti a tempo determinato. Ecco perché il governo non ha bisogno di altre motivazioni per rendere stabile il lavoro di cui ha “normalmente” necessità. Il peccato originale di questa riforma è la presunzione di non dare ascolto a chi lavora nel mondo della scuola, di avviare percorsi di innovazione ignorando il patrimonio prezioso di esperienza, competenza e passione di un intero corpo professionale, che proprio per questo si è reso protagonista di una mobilitazione di intensità e ampiezza straordinarie. Prenderne finalmente atto sarebbe una scelta ragionevole da parte del Governo, che ci auguriamo non sia smentita nei fatti, come avvenuto troppe volte tra annunci rimasti tali e promesse ripetutamente disattese. La scuola non sopporterebbe infatti una consultazione frettolosa e di facciata. La Cisl ha presentato proposte serie e concrete nelle memorie consegnate in audizione sia alla Camera che al Senato. Da quelle proposte siamo pronti a ripartire se c’è la volontà di aprirsi seriamente a un confronto che rivendichiamo da mesi".
Roma, 17 giugno 2015

Scrima: “L’offesa alla scuola è arrivata”

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L’offesa alla scuola è arrivata. Dura, cercata, voluta. E’ giunta con un voto di fiducia imposto contro ogni regola di buon senso e di saggezza politica, vista la delicatezza di una materia così complessa, centrale per la vita del Paese e il suo futuro. Il Governo ha ottenuto la fiducia del Senato, ma ha cocciutamente voluto perdere quella della Scuola. Non ci rassegniamo all’arroganza di chi non ha voluto ascoltare le ragioni di una protesta a cui hanno partecipato, oltre ai lavoratori del settore, anche famiglie, studenti, parti importanti della società civile. A settembre, con la ripresa delle lezioni, la scuola si troverà ad affrontare il caos per colpa di una riforma destabilizzante che dovrà essere solo contrastata. Continueremo la nostra battaglia in tutte le sedi, non escluse le aule dei tribunali.

Roma, 25 giugno 2015 Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola 

Sentenza Consulta. Furlan: "Illegittimo il blocco dei contratti pubblici. Il Governo ora apra subito la trattativa per il rinnovo"

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“Aver bloccato con una decisione unilaterale i contratti di lavoro per tutti questi anni ha provocato un impoverimento per milioni di dipendenti pubblici ed ha arrestato tutti i processi di modernizzazione e di riorganizzazione della pubblica amministrazione”. Così il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, commentando l'odierna sentenza della Corte Costituzionale sul blocco dei contratti pubblici.

“La sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti pubblici cancella una palese ingiustizia che dura da ben sei anni nei confronti di milioni di lavoratrici e lavoratori del pubblico impiego”. E' quanto sottolinea il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan.
“Aver bloccato con una decisione unilaterale i contratti di lavoro per tutti questi anni, oltre ad aver provocato un impoverimento oggettivo per milioni di dipendenti pubblici, ha arrestato tutti i processi di modernizzazione e di riorganizzazione della pubblica amministrazione, che si possono realizzare solo attraverso la contrattazione ed il confronto con il sindacato sia a livello centrale sia a livello decentrato in particolare per ridurre gli sprechi e recuperare efficienza e qualità dei servizi”, sottolinea il leader della Cisl.
“Ma ora non ci sono più alibi e scuse. Dopo questa sentenza sacrosanta e giusta della Corte Costituzionale, speriamo che il Governo sani questo vulnus inaccettabile, aprendo subito la trattativa per il rinnovo dei contratti pubblici, come si fa in tutti i paesi civili del mondo dove lo stato datore di lavoro rinnova i contratti con i propri dipendenti attraverso il dialogo con i sindacati, ricercando il massimo consenso sociale sui provvedimenti di riforma”, conclude Furlan.

Scrima: è falso che senza riforma non servano le assunzioni

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E’ un falso clamoroso quello che sta diffondendo il premier nel tentativo di “nobilitare” il suo ricatto sulle assunzioni. Non è vero che senza la riforma le assunzioni non servirebbero: non si raccontino frottole, ogni anno vengono assunti, perché la scuola possa funzionare regolarmente, ben più di 100.000 insegnanti precari. Solo quest’anno, più di 130.000. E non sono certo assunti “per girarsi i pollici”, come Renzi sostiene che accadrebbe se non passasse la sua riforma. Parole senza senso, un messaggio fuorviante, di deliberata e interessata disinformazione.
La verità vera è che le centomila assunzioni sarebbero non soltanto indispensabili, ma addirittura insufficienti se l’obiettivo fosse più ambizioso di una pur doverosa “stabilizzazione” del lavoro precario. Bisognerebbe anche, per dirla tutta, che l’organico funzionale fosse la risorsa data alle scuole per arricchire l’offerta formativa, mentre la tanto decantata riforma di Renzi lo finalizza prioritariamente alla copertura delle supplenze. Col rischio, in questo caso sì, che ci possa essere gente che “si girerà i pollici”.
Sono mesi che tentiamo inutilmente di far capire al Governo che questa è una riforma “scriteriata”, nel senso letterale del termine, perché si regge su criteri improvvisati e artificiosi, col rischio di aggravare i problemi anziché risolverli, a partire da quello del fabbisogno di organico e del contrasto alla precarietà. Criteri che nascono dalla scarsa o nulla conoscenza della vera realtà della scuola, e anche per questo sono stati più e più volte cambiati con un mix di arroganza e superficialità, cose che in un processo di autentica riforma sono semplicemente inammissibili.
Su un dato stiamo cercando di far riflettere Governo e Parlamento: metà dei precari che ogni anno, e da più anni, vanno in classe per garantire l’attività didattica normale ai nostri studenti, non rientrano nel piano di assunzioni previsto dal Governo, in pieno contrasto con quanto impongono le norme sulla stabilizzazione del lavoro precario.
Chiedere che si proceda subito alle assunzioni, prendendosi sul progetto di riforma i tempi di un opportuno e doveroso approfondimento, non vuol dire affatto trasformare la scuola in un ammortizzatore sociale: significa evitare che della nostra scuola e dei diritti di tanti lavoratori si faccia scempio con una proposta in gran parte sbagliata e che il Parlamento, senza cedere a ricatti privi di dignità e di senso, ha ancora tempo e modo di correggere. Per quanto riguarda le assunzioni, non limitandosi a sparare numeri di grande effetto, ma mettendo in atto una strategia che consenta, in un arco ragionevole di tempo, di raggiungere due obiettivi: ridare alla scuola quanto le è stato tolto, in termini di posti, negli anni scorsi; avviare con risorse aggiuntive un vero organico funzionale. E assumere, per questo, il personale necessario. Altro che “ammortizzatore sociale”, far funzionare meglio la scuola è l’obiettivo su cui ci battiamo da anni.
La smetta in ogni caso Renzi di far finta di non capire le ragioni e la portata di una protesta che ha visto in piazza, più volte, l’intero mondo della scuola, e in particolare tantissimi precari, proprio quelli che sono serviti in questi anni a far funzionare la scuola e che, con il suo piano di assunzioni, finirebbero in mezzo alla strada senza neanche un ringraziamento.
Roma, 21 giugno 2015
Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola

Scrima: «Riforma, sulla consultazione “contrordine compagni”?»

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Tre giorni fa l’annuncio nientemeno che di una “conferenza nazionale sulla scuola”, oggi il "contrordine compagni": sulla legge di riforma il Premier dice di voler “tirare dritto”, portandola ad approvazione in tempi così rapidi da risultare incompatibili con quelli di una consultazione vera. Se poi la conferenza, come riportato sulla stampa, fosse pensata come occasione per spiegarci quello che nel frattempo il governo avrà deciso, non avrebbe per noi alcun interesse né utilità.
Le aperture al confronto, sia pur condite col solito grazioso ricatto sulle 100.000 assunzioni usate per estorcere il consenso su scelte sbagliate, cederebbero dunque il passo a quel decisionismo arrogante con cui si è costruita pezzo dopo pezzo una riforma che l’intero mondo della scuola chiede da tempo di cambiare profondamente.
Un comportamento, quello del Premier, che se fosse confermato suonerebbe come grave mancanza di rispetto alla scuola e all’intero Paese, quello che avrebbe dovuto partecipare a costruire la “Buona Scuola” e che invece ha più volte mostrato di non condividere la legge che il Governo vorrebbe imporgli.
E’ ormai una sequenza infinita quella delle promesse non mantenute, delle parole dette e rimangiate, e se questo avviene da parte di chi ci governa non è un bel contributo alla crescita di fiducia nelle Istituzioni, fortemente legata alla credibilità di chi le rappresenta. In un momento come quello che l’Italia sta vivendo, servirebbero esempi e messaggi di ben altro segno.
Tornando al merito delle questioni che riguardano la legge di riforma, il Governo e il Parlamento hanno ormai abbondante documentazione delle numerose obiezioni, puntuali e argomentate, che da mesi sono rivolte nei confronti del disegno di legge dalla stragrande maggioranza di chi vive o si occupa di scuola.
L’opportunità di aprirsi a un ascolto di queste ragioni e di modificare ciò che nel testo non va, tante volte negata, può essere ancora colta, lasciarla cadere significherebbe allargare in modo forse incolmabile il solco che si è creato fra il mondo della scuola e una politica che continua a remargli contro.
Non si cerchi di scaricare su altri responsabilità che toccherebbero per intero al Governo se a settembre la scuola ripartisse senza le risorse che le sono state promesse e con un carico ancora maggiore di disagi e tensioni.
Roma, 19 giugno 2015
Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola

La mobilitazione della scuola costringe Renzi a frenare

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Fermo restando che occorre capire bene il significato e la portata delle anticipazioni che stanno circolando sulle intenzioni del premier, se è vero che il governo intende prendersi, sulla riforma della scuola, una pausa di riflessione e di consultazione la notizia non può che ritenersi positiva.
Un supplemento di confronto sarebbe una decisione di grande buon senso, e troverebbe finalmente ascolto una richiesta che andiamo facendo da mesi, convinti che nella costruzione di un processo di riforma il metodo con cui si procede vale tanto quanto i contenuti che si elaborano.
Per questo è indispensabile che si tratti di un confronto vero e non di facciata, perché i nodi che abbiamo ripetutamente messo in evidenza non possono essere sciolti con poche battute: una stabilizzazione dei precari che non crei esclusioni e discriminazioni, una gestione del personale e un governo della scuola che non possono essere affidate ai cosiddetti superpoteri del dirigente, la valutazione del personale che non può vedere coinvolti genitori e studenti, la cancellazione inaccettabile delle prerogative contrattuali nella disciplina del rapporto di lavoro.
Il difetto più grande della proposta governativa è di dare risposte in gran parte sbagliate a problemi sui quali proprio un ascolto più attento del mondo della scuola avrebbe consentito di individuare da subito percorsi di innovazione efficaci e condivisi.
Non c’è dubbio che sulle decisioni del premier abbia pesato l’ampiezza straordinaria di una mobilitazione capace di fare sintesi fra idee, culture, sensibilità diverse ma unite nella difesa di un modello di scuola fondato sulla partecipazione, la collegialità e la democrazia. Ne tenga conto il presidente del consiglio, non pensi di potersela cavare con un passaggio sbrigativo e “mediatico”, che renderebbe ancora più lacerato un rapporto già fortemente compromesso col mondo della scuola.
Valuteremo unitariamente i contenuti della proposta del governo e le modalità con cui il confronto verrà attuato.
Roma, 16 giugno 2015
Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola